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My Golden Cage l’inaugurazione

Vi racconto una storia, quella di una bambina di provincia che un giorno insieme alla sua famiglia va in città alla fiera più grande che abbia mai visto. Rimane colpita da tutto quello che le gira in torno, persone, rumori, luci abbaglianti, profumi…tutto la travolge e la entusiasma, attraverso i suoi occhi grandi scopre una nuova realtà diversa dalla sua. In uno stand trova un libro “Le Grand Chic” (solo gli amanti degli anni ottanta possono ricordare) non conosceva quella rivista, che presto diventerà unica per lei, e presto proprio attraverso quei disegni inizierà a sognare. La sua passione per il disegno si trasforma copiando quei corpi allungati ed esili, inizia a disegnare abiti, disegna ovunque su qualsiasi foglio, ne ha bisogno, la sua mente è curiosa e va più veloce della sua mano. E molto oltre la cucina di casa sua. Morale a distanza di anni approda a Milano e più o meno l’effetto è quello della fiera, stupita con il naso all’insù scesa dal treno si riempie gli occhi di tutto, tutto quello che non avrebbe mai immaginato, realizzare i suoi sogni, il suo sogno diventare stilista. Ed il seguito lo conoscete già.

Ho sognato dall’età di 11 anni di fare questo lavoro, di nutrirmi ogni giorno di questo, la necessità di disegnare, creare, sviluppare attraverso la mente, tutti queste idee, pensieri, immagini in testa, che a volte tengo chiuse in un cassetto, per riuscire a tirarle fuori al tempo giusto. E poi far muovere le mani, veloci, intuitive, sagge.

La domanda che mi viene più spesso fatta dagli studenti: come si fa a mettere su carta un’idea, a concretizzarla, a renderla reale, come si fa a sintetizzare in linee precise a dare tridimensionalità ad una confusione di pensieri che scorrono veloci, immagini e parole. Ecco non so spiegarlo per me è sempre stato molto istintivo e continua ad esserlo sempre, in modo diverso, con strumenti diversi, con mani più sapienti e consapevoli che hanno ancora voglia di fare e di imparare.

E finalmente ogni cosa prende forma, non solo le idee ed i progetti, ma anche gli spazi.

Vivendo di emozioni ed energie, ho scelto di pancia il posto per poter dare spazio a tutto quello che mi scorre nella mente, dare libertà alle idee, alle sensazioni, alle storie mie e di chi me le vorrà raccontare, diventando così uno strumento anche per gli altri.

Ho messo le prime basi per questo luogo che ancora non ha un nome definito, studio, show-room, negozietto, laboratorio, mi viene difficile definirlo in una sola parola ha molto di più dentro di se, oltre le due vetrine, oltre la porta che non c’è e che non vuol nascondere la confusione della mia mente attraverso il mio banco da lavoro.

Sembra concluso ma non lo è, immagino le pareti gremite di disegni, progetti, di storie, sulle mensole gioielli che ancora vivono solo su carta, spazi vuoti ancora da colmare, come gli strumenti del laboratorio che fremono nell’attesa di essere usati.

Venite a trovarmi, sotto gli archi del portico di via Gianella 21 a Milano, ci sarà ad accogliervi, il calore del legno vissuto ( grazie Giuseppe @inventoom), di ogni singolo pezzo scelto e trovato rigorosamente di seconda mano con una storia alle spalle (come lo specchio del bagno appartenuto al primo proprietario adesso alla terza generazione!!!) un profumo misto vaniglia e cannella, vi accoglieranno le mie mani sporche di pasta per lucidare, ed il mio sorriso dietro ancora una mascherina, pronta ad ascoltare la vostra storia ed a trasformarla in un oggetto che sarà un nuovo inizio per voi e una nuova scoperta per me.

Benvenuti, la gabbia si è aperta ed ognuno è libero di abitare lo spazio che desidera.

“Usignolo in una gabbia d’oro” Cit. Rossocenere

Un ringraziamento speciale alla fotografa Karin Vettorel, che come per magia sa rendere vive tutte le immagini che passano attraverso il suo obiettivo.